Non criticare, non condannare, non recriminare!

  • Pillola di AutoMotivAzione

 Tempo di lettura: 4 minuti

I

l titolo di questa mia nuova Pillola di AutoMotivAzione è tratto da uno dei libri a cui tengo molto, in quanto a mio avviso, racchiude delle fondamentali tecniche di crescita personale e sociale che mantengono intatta la loro validità a distanza di quasi un secolo dalla sua prima pubblicazione: “Come trattare gli altri e farseli amici” di Dale Canergie

Nel suo libro infatti, la prima regola che suggerisce l’autore  per relazionarsi con gli altri è quella  appunto di: ” non criticare, non condannare, non recriminare

Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre. (Platone)Click To Tweet

Come sostiene lo stesso Carnegie, “la critica è inutile perché pone le persone sulla difensiva e le induce immediatamente a cercare una giustificazione. È inoltre pericolosa perché ferisce l’orgoglio di chi la riceve, la fa sentire impotente e suscita risentimento”.

Facci caso, in qualsiasi campo ogni risentimento che scaturisce dalle critiche ricevute, nella maggior parte dei casi, crea immediatamente demoralizzazione in chi le riceve (che siano dipendenti, familiari e amici) e tutto ciò senza contribuire in alcun modo a migliorare situazioni già di per sé difficili.

Detto questo, vorrei che tu leggessi questo brano con attenzione. Si intitola Father forgets (le dimenticanze del Padre) e racconta dell’irresistibile impulso di criticare spesso i figli.
E’ apparso per la prima volta come editoriale nel People’s Home Journal nel 1920 ed è un brano molto conosciuto.

Lo condivido qui, perché spero possa far riflettere chi lo leggerà, così come ha fatto riflettere me, e ti assicuro che ti toccherà il cuore!

FATHER FORGETS* di W. Livingston Larned

“Ascolta, figlio:
ti dico questo mentre stai dormendo con la manina sotto la guancia e i capelli biondi appiccicati alla fronte.
Mi sono introdotto nella tua camera da solo: pochi minuti fa, quando mi sono seduto a leggere in biblioteca, un’ondata di rimorso mi si è abbattuta addosso, e pieno di senso di colpa mi avvicino al tuo letto.

E stavo pensando a queste cose:
ti ho messo in croce, ti ho rimproverato mentre ti vestivi per andare a scuola perché invece di lavarti ti eri solo passato un asciugamani sulla faccia, perché non ti sei pulito le scarpe.
Ti ho rimproverato aspramente quando hai buttato la roba sul pavimento.

A colazione, anche lì ti ho trovato in difetto hai fatto cadere cose sulla tovaglia, hai ingurgitato cibo come un affamato, hai messo i gomiti sul tavolo.
Hai spalmato troppo burro sul pane e, quando hai cominciato a giocare e io sono uscito per andare a prendere il treno, ti sei girato, hai fatto ciao ciao con la manina e hai gridato: “Ciao papino!” e io ho aggrottato le sopracciglia e ho risposto: “Su diritto con la schiena!”

E tutto è ricominciato da capo nel tardo pomeriggio, perché quando sono arrivato eri in ginocchio sul pavimento a giocare alle biglie e si vedevano le calze bucate.
Ti ho umiliato davanti agli amici, spedendoti a casa davanti a me. Le calze costano, e se le dovessi comperare tu, le tratteresti con più cura.

Ti ricordi più tardi come sei entrato timidamente nel salotto dove leggevo, con uno sguardo che parlava dell’offesa subita?
Quando ho alzato gli occhi dal giornale, impaziente per l’interruzione, sei rimasto esitante sulla porta. “Che vuoi?” ti ho aggredito brusco.
Tu non hai detto niente, sei corso verso di me e mi hai buttato le braccia al collo e mi hai baciato e le tue braccine mi hanno stretto con l’affetto che Dio ti ha messo nel cuore e che, anche se non raccolto, non appassisce mai. Poi te ne sei andato sgambettando giù dalle scale.

Be’, figlio, è stato subito dopo che mi è scivolato di mano il giornale e mi ha preso un’angoscia terribile.
Cosa mi sta succedendo?
Mi sto abituando trovare colpe, a sgridare; è questa la ricompensa per il fatto che sei un bambino, non un adulto?
Non che non ti volessi bene, beninteso: solo che mi aspettavo troppo dai tuoi pochi anni e insistevo stupidamente a misurarti col metro della mie età.

E c’era tanto di buono, di nobile, di vero, nel tuo carattere! Il tuo piccolo cuore così grande come l’alba sulle colline.
Lo dimostrava il generoso impulso di correre a darmi il bacio della buonanotte. Nient’altro per stanotte, figliolo. Solo che son venuto qui vicino al tuo letto e mi sono inginocchiato, pieno di vergogna.

È una misera riparazione, lo so che non capiresti questo cose se te le dicessi quando sei sveglio. Ma domani sarò per te un vero papà.
Ti sarò compagno, starò male quando tu starai male e riderò quando tu riderai, mi morderò la lingua quando mi saliranno alle labbra parole impazienti.
Continuerò a ripetermi, come una formula di rito: “è ancora un bambino, un ragazzino!”.

Ho proprio paura di averti sempre trattato come un uomo. E invece come ti vedo adesso, figlio, tutto appallottolato nel tuo lettino, mi fa capire se sei ancora un bambino.
Nel tuo lettino, mi fa capire che sei ancora un bambino.
Ieri eri dalla tua mamma, con la testa sulla sua spalla. Ti ho sempre chiesto troppo, troppo.”


CONCLUSIONE:
Invece di condannare l’operato della gente, cercate piuttosto di capirla!
Cercate di immaginare perché la gente fa quello che fa.
È molto più utile e interessante che criticare, senza contare che genera simpatia, tolleranza e gentilezza. “Come trattare gli altri e farseli amici” di Dale Canergie

#AutoMotivAzione

*****AVVISO AI LETTORI******

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